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Urbanistica

Tar: il Comune deve decidere sui permessi edilizi bloccati

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Il Tar della Lombardia dichiara illegittimo il silenzio del Comune su una richiesta edilizia bloccata da mesi, e apre per la prima volta la strada alla nomina di un commissario ad acta se Palazzo Marino non risponderà entro 60 giorni. Un caso che riguarda circa 150 pratiche ferme in città.

La sentenza: il Comune deve decidere, in un senso o nell’altro

Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha accolto il ricorso presentato da Lambretto Immobiliare contro il silenzio del Comune di Milano su una domanda di permesso di costruire convenzionato per un progetto in via Cletto Arrighi 16, in zona Lambrate, che prevede la demolizione di un’ex area industriale dismessa e la costruzione di nuove residenze. La società aveva presentato l’istanza il 10 dicembre 2025; il 29 dicembre gli uffici comunali avevano sospeso i termini del procedimento, contestando la mancanza della convenzione urbanistica. Secondo i giudici, però, la convenzione non è un documento che il privato deve presentare in anticipo, ma il risultato di un confronto congiunto tra amministrazione e proponente: la sua assenza temporanea non può quindi bloccare l’iter a tempo indeterminato. Il Tar ha chiarito che il Comune non è obbligato ad accogliere la richiesta, ma deve comunque assumere una posizione espressa, positiva o negativa, sorretta da adeguata istruttoria.

Lo spettro del commissario ad acta

Il Comune avrà 60 giorni di tempo per completare l’istruttoria e fornire una risposta motivata. Se non lo farà, il Tar potrà nominare, su richiesta della parte, un commissario ad acta che intervenga al posto dell’amministrazione. Si tratta della prima volta che, nel contesto della crisi urbanistica milanese, viene messa concretamente sul tavolo questa eventualità. Il caso di via Cletto Arrighi non è isolato: secondo quanto ricostruito dalla stampa, sarebbero circa 150 le pratiche edilizie in una situazione analoga, ferme in attesa di un titolo abilitativo per ritardi e quella che le sentenze definiscono “inerzia” dell’amministrazione.

Il contesto: due anni di stallo dopo l’inchiesta

La vicenda si inserisce nel più ampio stallo urbanistico che Milano attraversa dall’apertura, due anni fa, dell’inchiesta della Procura sull’uso della Segnalazione certificata di inizio attività per interventi che secondo l’accusa avrebbero richiesto procedure più complesse. Come già raccontato su questo sito parlando del comitato “Famiglie sospese”, centinaia di famiglie e diversi operatori del settore attendono ancora risposte certe sui cantieri bloccati. Anche in questo caso vale il principio del garantismo: le responsabilità penali eventualmente accertate nell’inchiesta restano distinte dalla questione, puramente amministrativa, dei tempi di risposta del Comune sulle pratiche edilizie, e ogni indagato resta innocente fino a sentenza definitiva.

La domanda per il futuro sindaco

Il caso riaccende la discussione su come sbloccare la macchina amministrativa comunale, un tema che i possibili candidati sindaco dovranno affrontare direttamente. Sul fronte del centrosinistra, la vicesindaca Anna Scavuzzo, che detiene la delega all’Urbanistica, ha finora puntato su un percorso di verifiche caso per caso per riavviare i cantieri, mentre nel centrodestra circola da mesi l’ipotesi di un intervento normativo nazionale, con un disegno di legge che propone la nomina di un commissario straordinario di nomina governativa per superare in modo strutturale la crisi edilizia milanese. Resta da vedere se la soluzione arriverà per via amministrativa, giudiziaria o legislativa prima delle elezioni del 2027.

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FONTI: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/urbanistica-tar-hok8v2za, https://www.ildubbio.news/news/giustizia/52000/urbanistica-milano-tar-silenzio-comune.html, https://www.gazzettadellalombardia.it/territori/tar-comune-di-milano-dovra-sbloccare-progetto-edilizio-in-via-arrighi/, https://www.milanotoday.it/cronaca/tar-rallentamenti-permessi-edilizi.html