Milano, giugno 2026. Manca meno di un anno alla fine del suo secondo e ultimo mandato. Giuseppe Sala ha governato Milano per un decennio — dal 2016 al 2027 — e ora, per la prima volta, parla di sé come di qualcuno che sta per diventare un ex sindaco. Le sue parole sono più personali del solito. E qualcuna sorprende.
“A casa non mi ci vedo”
Il 4 giugno, intervistato da “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, Sala ha risposto con una frase semplice alla domanda sul suo futuro: “Se si può dare un contributo politico, bene. Se non si può dare un contributo, qualcosa mi inventerò. Faccio un po’ fatica a immaginarmi a casa, o solo in bicicletta.”
Non è una dichiarazione di candidatura. Non è nemmeno un programma. È la fotografia di un uomo che ha costruito la propria identità attorno al fare — e che non sa ancora cosa fare quando non sarà più sindaco.
Ha aggiunto una cosa che rivela molto del personaggio: “Non mi sento obbligato e non voglio essere un peso per nessuno, tipo ‘ha fatto il sindaco, adesso dobbiamo dargli un ruolo da senatore’. Non vorrei che nessuno potesse neanche mai immaginarlo.”
L’ipotesi più concreta: il Parlamento
Il 5 giugno, in un’altra intervista, Sala ha detto che “non ci sono molte alternative” alla candidatura alle elezioni politiche del 2027. Una frase che suona quasi come una resa dei conti con sé stesso — l’unica strada che vede davanti è quella di Roma, non quella della pensione.
Ha però escluso le elezioni regionali del 2028: “Non mi sento di fare altri cinque anni con un impegno” di quel tipo.
Il percorso che si delinea, nelle sue stesse parole, è questo: finisce il mandato nella primavera del 2027, si candida alle Politiche nella stessa tornata o poco dopo, e prova a portare la propria esperienza milanese in un contesto nazionale.
Il bilancio di dieci anni
Sala ha anche provato a fare un bilancio del suo decennio a Palazzo Marino. Non sui risultati — “c’è troppa emotività sul fatto, il pro e il contro, il conflitto politico” — ma sull’impegno personale: “L’unico voto che mi do molto alto è sull’impegno. Sono in ufficio alla mattina alle 8:30 fino alla sera alle 20:30, lavoro sei giorni su sette.”
Ha ricordato che dal 2016 a oggi si sono tenute otto elezioni a Milano — due comunali, due regionali, due europee, due politiche — e il centrosinistra le ha vinte tutte. Un dato che cita con evidente soddisfazione.
Il rimpianto: i Navigli
C’è una cosa che Sala sembra non aver digerito fino in fondo: i Navigli. La riapertura dei canali storici di Milano — uno dei progetti più discussi e attesi della sua amministrazione — non si è fatta. Il sindaco lo ha definito “un treno perso.”
Non ha spiegato in dettaglio perché il progetto si sia fermato. Ma il tono con cui ne parla suggerisce che sia uno dei pochi rimpianti che si porta dietro dopo dieci anni.
Cosa succederà
Il mandato di Sala scade nella primavera del 2027. Da quel momento Milano avrà un nuovo sindaco — chiunque esso sia — e Sala diventerà parte della storia della città, come Pisapia, come Albertini, come Moratti prima di lui.
Cosa farà esattamente non lo sa ancora nemmeno lui. O almeno, non lo dice.
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