Milano, giugno 2026. Secondo il rapporto annuale di Henley & Partners, pubblicato dal Sole 24 Ore il 16 gennaio 2026, Milano è la città con la più alta concentrazione di milionari al mondo in rapporto alla popolazione. Un milanese su dodici. Più di New York, più di Londra, più di Parigi. Un primato che racconta molto sulla città che andrà alle urne nel 2027 — ma che va letto con attenzione.
Il dato
Il rapporto di Henley & Partners — società britannica specializzata in consulenza per residenza e investimenti — stima che a Milano risiedano circa 115.000 milionari e 17 miliardari. In termini assoluti la città è undicesima al mondo e terza in Europa, dietro Londra e Parigi.
Ma il dato che ha fatto notizia è un altro: il rapporto tra milionari e popolazione totale. Milano ha un milionario ogni 12 residenti. A confronto, Londra ne ha uno ogni 41, New York uno ogni 22, Parigi uno ogni 14, Roma uno ogni 54.
Una precisazione necessaria: nella definizione di Henley & Partners sono considerati milionari le persone che possiedono almeno un milione di dollari in asset finanziari liquidi — contanti, investimenti, partecipazioni, strumenti finanziari. Non basta avere un appartamento da un milione di euro per rientrare in questa classifica. Il valore degli immobili è escluso.
C’è poi il dato sui cosiddetti “centimilionari” — persone con oltre 100 milioni di dollari liquidi: 182 residenti a Milano, uno ogni 7.692 abitanti. Un numero superiore a quello di Londra e paragonabile a quello del Principato di Monaco.
Perché sono arrivati
Le cause principali dell’arrivo di grandi patrimoni a Milano sono due, entrambe di natura fiscale.
La prima è la flat tax per i neo-residenti, introdotta in Italia nel 2017: chi trasferisce la residenza in Italia può pagare un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero. Fino al 2025 l’importo era di 200.000 euro annui. La Legge di Bilancio 2026 ha alzato la soglia a 300.000 euro per il contribuente principale — rendendo il regime meno conveniente per i patrimoni medio-alti, ma ancora molto appetibile per quelli più grandi.
La seconda è l’imposta di successione italiana, ferma al 4% — una delle più basse d’Europa, paragonabile alla Svizzera.
A questo si aggiunge il contesto post-Brexit: molti banchieri e gestori di patrimoni hanno lasciato Londra dopo l’abolizione del regime “non-dom” britannico, che garantiva esenzioni fiscali ai residenti stranieri, e hanno scelto Milano come alternativa europea.
Il rovescio della medaglia
Il problema è che le città non vivono di soli milionari.
L’arrivo massiccio di grandi patrimoni ha avuto effetti diretti sul mercato immobiliare: i prezzi degli affitti e delle compravendite sono aumentati in modo significativo, riducendo l’accessibilità per famiglie, giovani e lavoratori con redditi medi. È il paradosso che Milano porta in dote alle elezioni del 2027: una città con la più alta concentrazione di milionari d’Europa e allo stesso tempo una delle meno accessibili per chi ci lavora.
Il contributo al mercato del lavoro dei nuovi residenti ricchi è invece limitato. Molti operano nell’alta finanza e non creano posti di lavoro. Non mancano imprenditori facoltosi, ma il trasferimento di residenza non implica automaticamente l’apertura di nuove attività.
Una nota sui dati
Va detto che i dati di Henley & Partners non sono stati accolti senza riserve. Il professor Alessandro Coppola del Politecnico di Milano e la testata Gli Stati Generali hanno espresso dubbi sulla metodologia utilizzata dalla società per stimare il numero di milionari nelle singole città. Henley & Partners è una società commerciale che vende servizi di consulenza per residenza tramite investimenti — un fattore che alcuni analisti considerano rilevante nel valutare la neutralità delle sue stime.
I dati vanno quindi letti come una fotografia indicativa di una tendenza reale — l’arrivo di grandi patrimoni a Milano è un fatto documentato — più che come una misurazione statistica precisa.
Cosa significa per le elezioni 2027
Il tema della ricchezza concentrata e dell’accessibilità economica è già al centro della campagna elettorale in corso. Tutti i candidati — da Majorino a Civita, da Lisa a Vannacci — parlano di casa, affitti, costo della vita. Il rapporto Henley & Partners, con tutti i suoi limiti metodologici, fornisce un numero concreto attorno a cui il dibattito si è già acceso.
La domanda che Milano si porta alle urne non è solo chi governerà la città. È anche che tipo di città si vuole essere.
Milanocomune segue la campagna per le elezioni comunali 2027. La città comune. L’interesse comune.



