Milano, giugno 2026. A un anno dalle elezioni comunali, un’analisi pubblicata il 4 giugno da Gli Stati Generali — testata registrata al Tribunale di Milano — prova a mappare gli scenari possibili per Palazzo Marino. Non è un sondaggio sulle intenzioni di voto. È una simulazione modellistica basata su una ricerca condotta a novembre 2025 su 1.003 italiani. I risultati sono interessanti — e qualcuno sorprende.
La ricerca
Lo studio è firmato da Simone De Battisti, ricercatore esperto di analisi socio-politica, e utilizza un modello chiamato “Popolazioni e Leader”. La rilevazione statistica è stata condotta nel novembre 2025 su un campione di 1.003 italiani maggiorenni tramite interviste online. I risultati sono stati pubblicati a giugno 2026, quando la corsa per Palazzo Marino ha iniziato a scaldarsi.
Va precisato che si tratta di simulazioni algoritmiche costruite su scenari ipotetici — non di previsioni elettorali. I nomi testati erano 15, alcuni politici e alcuni civici. L’obiettivo era capire le dinamiche profonde dell’elettorato milanese, non predire chi vincerà.
I civici: neutrali agli occhi dei milanesi
Il primo risultato rilevante riguarda i candidati civici — cioè quelli senza una diretta e esplicita appartenenza partitica. Secondo la ricerca, i milanesi tendono a percepirli come figure neutre, poco associate a un’area politica specifica.
Due esempi citati dallo studio: Mario Calabresi, giornalista e fondatore di Chora Media, e Geronimo La Russa, presidente di ACI. Nonostante mesi di discussione pubblica sul primo e un cognome politicamente pesante per il secondo, entrambi vengono debolmente associati a uno schieramento preciso da parte dell’elettorato medio.
La conseguenza pratica è significativa: un candidato civico autorevole, capace di costruire una vera lista e un programma credibile, potrebbe attrarre voti trasversali — sia da elettori di centrodestra che di centrosinistra — portando a un aumento della partecipazione stimato in oltre il 10% rispetto alle ultime comunali, e potenzialmente arrivando al ballottaggio.
Il tipo di leader conta quanto il nome
La parte più originale della ricerca riguarda i profili di leadership. Lo studio ha testato cinque tipi di leader — Principe, Salvatore, Manager, Saggio, Allenatore — e ha misurato quale di questi scalda di più l’elettorato milanese e quale impatta maggiormente sulla partecipazione al voto.
Il risultato è chiaro: il profilo del Salvatore è quello più preferito dai milanesi e quello con il maggiore impatto sulla mobilitazione elettorale. Un candidato percepito come capace di risolvere problemi concreti — sicurezza, casa, costo della vita — ha le migliori probabilità di attrarre anche chi di solito non vota.
All’opposto, il profilo del Principe — elegante, distante, con una proposta dall’alto — è descritto dalla ricerca come la figura più lontana dalla milanesità, con un impatto negativo anche sulla partecipazione.
Il Saggio — il professore, l’intellettuale, lo scrittore — raccoglie consensi in un segmento specifico ma non riesce ad andare oltre. È una carta che uno schieramento potrebbe giocare se è sicuro di avere già un bacino di voti solido e non ha bisogno di mobilitare nuovi elettori.
Manager e Allenatore sono descritti come scelte abituali — non spostano la partecipazione perché i milanesi ci sono già abituati.
Il quadro complessivo
La ricerca individua una differenza strutturale tra i due schieramenti principali. I candidati di centrosinistra risultano percepiti come un’area omogenea e coesa. Quelli di centrodestra come un’area più frammentata ma più larga — capace di attrarre elettori diversi tra loro.
Ne deriva che il centrodestra unito, con un candidato forte, avrebbe possibilità concrete di competere — e in alcuni scenari di vincere. Ma se il centrosinistra riuscisse ad attrarre anche elettori meno di appartenenza, più civici, il vantaggio del centrodestra si ridurrebbe.
La variabile decisiva, in tutti gli scenari testati, è la stessa: chi riesce a portare alle urne gli elettori che di solito restano a casa.
Cosa non dice la ricerca
È importante essere precisi su un punto. Questa analisi è stata condotta a novembre 2025 — prima che emergessero diversi nomi oggi in campo, incluso quello di Futuro Nazionale. Lo stesso autore riconosce che il contesto è cambiato. I dati descrivono una fotografia di otto mesi fa, in un quadro politico che si è già evoluto significativamente.
I risultati sono simulazioni su scenari ipotetici, non sondaggi sulle intenzioni di voto reali. Vanno letti come strumenti per capire le dinamiche profonde dell’elettorato — non come previsioni.
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