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Il giornalista che non si candida. Ma non dice no. Il profilo di Mario Calabresi.

Mario Calabresi giornalista fondatore Chora Media possibile candidato sindaco Milano 2027

Milano, giugno 2026. Nel centrosinistra milanese c’è un nome che torna da quasi due anni in ogni conversazione sulla successione a Sala. Non è un politico. Non ha mai fatto il consigliere di quartiere, non ha mai guidato una giunta, non ha mai fatto un comizio. Fa il giornalista — o meglio, l’editore. Si chiama Mario Calabresi. E da ottobre 2024 ad oggi ha detto una sola cosa in modo coerente: “Ne parleremo.” Non è un no. Non è un sì. È una porta aperta.


Chi è

Milanese, nato nel 1970. Figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato da un commando di Lotta Continua nel maggio del 1972 — quando Mario aveva un anno e mezzo. Una storia familiare che ha segnato profondamente la sua formazione e che è inseparabile dalla sua identità pubblica.

Giornalista professionista, ha lavorato per anni come corrispondente e inviato. È stato direttore de La Stampa dal 2009 al 2016, e poi direttore de La Repubblica dal 2016 al 2019 — due delle testate più importanti d’Italia, per un totale di dieci anni alla guida di grandi giornali.

Nel 2020 ha lasciato il giornalismo tradizionale per fondare Chora Media, la prima grande società italiana di produzione di podcast. In pochi anni Chora Media è diventata una realtà di rilievo nel panorama editoriale italiano, con programmi seguiti da milioni di persone. Calabresi ne è tuttora il presidente.


Come è entrato nel dibattito

Nell’ottobre del 2024, a margine della Digital Week di Milano, il sindaco Sala lo ha citato pubblicamente come uno dei profili della società civile che potrebbero “riscuotere interesse” per la corsa a Palazzo Marino. Calabresi ha risposto con garbo ma con chiarezza: “Sono molto onorato della stima del sindaco. Ma sono felice del lavoro che faccio. Non voglio entrare in questo dibattito.”

Non era un no definitivo. Era una non-smentita — e nella grammatica della politica milanese, è una differenza rilevante.

Il suo nome è tornato a circolare nel luglio 2025, quando fonti parlamentari raccolte da Adnkronos lo indicavano come uno dei nomi sul tavolo del centrosinistra. E ancora a febbraio 2026, quando Calabresi ha partecipato all’evento “Milano ti ascolto” organizzato dall’eurodeputato Pierfrancesco Maran — una serata su Milano e sui giovani che vogliono restare in città. Era la prima volta che appariva in un contesto politicamente connotato. Sala ha commentato: “Penso che quella di Calabresi sia una buona candidatura. Certo, deve passare dal fare il giornalista al proporre cose concrete.”

Alla domanda diretta sulla candidatura, Calabresi ha risposto: “Oggi non è il tema, ne parleremo.”


La clausola contrattuale

C’è un elemento che distingue il percorso di Calabresi da quello di tutti gli altri nomi in campo — e che pochissimi hanno raccontato con precisione.

Secondo quanto riferito da Affaritaliani nel dicembre 2025, Calabresi sarebbe vincolato da una clausola contrattuale con Chora Media valida fino al 31 dicembre 2026 — che gli impedirebbe di assumere incarichi pubblici prima di quella data. Pena il pagamento di una penale e la cessione delle proprie quote societarie, proprio ora che l’azienda è diventata profittevole.

Se la clausola fosse confermata e rispettata, Calabresi potrebbe annunciare la propria candidatura solo a partire dal 1° gennaio 2027 — con pochissimi mesi prima del voto. Un calendario strettissimo, che renderebbe difficile costruire una campagna elettorale solida e partecipare a eventuali primarie.

Va precisato: né Calabresi né Chora Media hanno mai confermato pubblicamente l’esistenza di questa clausola. Affaritaliani è una fonte attendibile ma non ufficiale su questo punto specifico. Milanocomune la riporta come informazione rilevante, con le dovute riserve.


Perché potrebbe essere lui

Il suo profilo ha caratteristiche che nessun altro candidato nel centrosinistra può vantare.

È un giornalista con un’esperienza decennale alla guida di grandi testate — conosce la comunicazione, sa come si costruisce una narrazione pubblica, sa stare sotto i riflettori. Non viene dai partiti — è un civico nel senso più pieno del termine, capace in teoria di attrarre voti anche fuori dal perimetro tradizionale del centrosinistra.

Ha una storia familiare che lo collega in modo diretto alla Milano degli anni più difficili — e che lo rende un personaggio di profilo nazionale, non solo locale. Il sondaggio YouTrend di aprile 2026 lo colloca secondo solo a Majorino nelle preferenze dell’elettorato progressista, con il 24% di fiducia contro il 26% di Majorino — tre punti di distanza, dentro il margine di errore.


Perché potrebbe non essere lui

Le ragioni del no sono altrettanto solide.

La prima è la clausola contrattuale — se confermata, comprime i suoi tempi in modo quasi impossibile da gestire. La seconda è il profilo: Calabresi è il figlio del commissario ucciso da Lotta Continua. Per una parte della sinistra storica milanese — quella con la memoria più lunga — questo nome non è neutro. Una candidatura a nome del centrosinistra di un Calabresi non è politicamente ovvia per tutti.

La terza è la competenza amministrativa: Calabresi non ha mai gestito un ente pubblico, non ha mai guidato una burocrazia, non ha mai dovuto rispondere a un consiglio comunale. Sala stesso, pur sostenendolo, ha detto che “deve passare dal fare il giornalista al proporre cose concrete.”

La quarta — e forse la più concreta — è che Calabresi non ha ancora mai detto sì.


Dove siamo oggi

A giugno 2026 Mario Calabresi non è un candidato. È un nome che circola, sostenuto dal sindaco uscente, presente in alcuni eventi politicamente connotati, capace di raccogliere consensi nei sondaggi. Ma non ha ancora dichiarato nulla di ufficiale.

Il centrosinistra ha detto che sceglierà il candidato dopo l’estate 2026. Se ci saranno le primarie — e le probabilità crescono — Calabresi dovrà decidere se scendere in campo o restare fuori. La finestra temporale, con la clausola contrattuale, è stretta.

Milanocomune aggiornerà questo profilo non appena ci saranno sviluppi concreti.


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