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Quartieri

Tre piscine su 142 impianti. Le vasche pubbliche di Milano restano chiuse — e il prossimo sindaco eredita il dossier.

Piscina pubblica chiusa a Milano: solo tre impianti comunali aperti quest'estate, Lido e Scarioni ancora in attesa di riqualificazione

Milano, giugno 2026. Per l’ottava estate consecutiva, i milanesi che vogliono fare un bagno in una piscina pubblica comunale possono scegliere solo tra tre impianti: Romano a Città Studi, Cardellino in zona Lorenteggio, Sant’Abbondio vicino a via dei Missaglia. Il Lido di piazzale Lotto è chiuso dal 2019. La Scarioni di Niguarda dal 2018. L’Argelati dal 2022. Tre strutture storiche, frequentate da generazioni di milanesi, ferme da anni in attesa di un progetto che non arriva o arriva con tempi sempre più lunghi.

I numeri del sistema sportivo comunale

Milano gestisce un sistema di 142 impianti sportivi complessivi: 24 sono affidati direttamente a Milanosport, la società partecipata dal Comune, mentre 118 sono dati in concessione a privati. L’assessora allo Sport Martina Riva ha più volte ricordato in commissione consiliare che nessun altro Comune italiano gestisce direttamente un numero simile di strutture — Napoli, per fare un confronto, ne gestisce una decina. Il punto critico riguarda proprio i tre grandi centri balneari storici, chiusi tutti per le stesse ragioni: condizioni strutturali compromesse, costi di manutenzione straordinaria troppo alti per le casse comunali, mancanza per anni di un piano di intervento definito.

Il Lido: settima proroga, riapertura slittata al 2027

Il caso più emblematico è quello del Lido di piazzale Lotto, inaugurato negli anni Trenta e chiuso al pubblico dal 2019. Nel 2023 il Comune ha firmato una convenzione di partenariato pubblico-privato con la società spagnola Go Fit, che si è impegnata a investire circa 25 milioni di euro nella ristrutturazione in cambio della gestione dell’impianto per 42 anni. La data di fine lavori, inizialmente fissata al 20 dicembre 2025, è stata prorogata prima al 20 marzo 2026 e poi al 31 dicembre 2026. La riapertura effettiva al pubblico, secondo le ultime dichiarazioni dell’assessora Riva in commissione, è ora prevista nel corso del 2027 — otto anni dopo la chiusura. Il progetto prevede anche una significativa trasformazione: la grande vasca storica sarà sostituita da uno specchio d’acqua più piccolo, dedicato principalmente a sport come la canoa, affiancato da una nuova piscina di 750 metri quadrati.

Scarioni: sette anni senza un progetto accettato

La piscina Scarioni di via Valfurva, nel quartiere Niguarda, è chiusa dal giugno 2019. Progettata dall’architetto Egizio Nichelli e vincolata dal 2002 come esempio di architettura pubblica del secondo Novecento, è stata per decenni un presidio sociale oltre che sportivo per il quartiere. Go Fit, inizialmente in pole position anche per la gestione di questo impianto, ha visto il proprio progetto respinto dalla commissione tecnica comunale per insufficienza rispetto agli standard richiesti dal bando. Il comitato Scarioni, costituitosi da quattro anni, si oppone a un’eventuale gestione privata che comporterebbe — secondo le ricostruzioni circolate — la demolizione parziale dell’edificio storico, la costruzione di un parcheggio multipiano e l’eliminazione di due vasche su tre. Le interlocuzioni tra Comune e Go Fit per un nuovo progetto sono ancora in corso.

Argelati: la scelta del pubblico, ma con costi e tempi incerti

Il caso dell’Argelati ha avuto un’evoluzione diversa. Dopo un percorso partecipativo concluso ad aprile 2026, l’assessora Riva ha annunciato che la piscina resterà a gestione pubblica, attraverso Milanosport. La stima per la riqualificazione è di 15-20 milioni di euro, con una durata dei lavori stimata in cinque anni — entrambe cifre indicate dall’assessora come preliminari, in attesa di un progetto definitivo. L’annuncio ha comunque provocato tensioni politiche interne: la consigliera dem Angelica Vasile si è dimessa dalla presidenza della commissione Sport in polemica con l’assessora, lamentando di non essere stata informata prima dell’annuncio pubblico. Anche in questo caso, la cifra non è ancora un progetto: il cantiere non si è ancora aperto.

Il dibattito sul modello: pubblico o partenariato privato

Dietro le tre vicende emerge un dibattito più ampio sul modello di gestione degli impianti sportivi cittadini. Un report indipendente dal titolo “Il fine o la fine dello sport e del tempo libero pubblico a Milano”, curato da due docenti di urbanistica del Politecnico e da un esperto di politiche pubbliche, ha calcolato che il costo complessivo di mantenimento di questi impianti equivarrebbe solo allo 0,17% delle uscite correnti del Comune, sostenendo che le chiusure siano frutto di scelte di bilancio più che di reale impossibilità economica. L’assessora Riva ha respinto questa lettura, sottolineando che il partenariato pubblico-privato non equivale a privatizzazione — la proprietà degli impianti resta comunale — e che senza il coinvolgimento di soggetti privati molti progetti non sarebbero comunque finanziabili con le sole risorse del bilancio sportivo, che si aggira intorno ai 7 milioni di euro l’anno.

La domanda per il futuro sindaco

Tre piscine storiche, chiuse da sei a otto anni, con un investimento complessivo stimato superiore ai 60 milioni di euro ancora largamente da realizzare. Chi guiderà Palazzo Marino dal 2027 erediterà cantieri aperti, trattative con operatori privati non ancora concluse, e una città che — nelle estati sempre più calde degli ultimi anni — ha sempre meno spazi pubblici per fare un bagno. La domanda non riguarda solo la disponibilità di fondi, ma il modello stesso: quanto del sistema sportivo cittadino deve restare pubblico, quanto può essere affidato a privati, e con quali garanzie di accessibilità economica per tutti i milanesi.

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FONTI: https://www.mitomorrow.it/online/primo-piano/piscine-comunali-a-milano/, https://www.milanotoday.it/politica/piscina-argelati-progetto-costi-tempi.html, https://www.milanoweekend.it/articoli/piscine-milano-2026-aperture-orari-prezzi/, https://altreconomia.it/le-piscine-pubbliche-di-milano-i-privati-e-il-tramonto-dello-sport-a-basso-costo/