Nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi, tra viale Fulvio Testi e viale Suzzani, sta prendendo forma la “Mia Tower”: 18 piani a forma di losanga, completamento previsto nel 2028. Un comitato di residenti chiede conto delle modifiche rispetto al piano approvato nel 2007.
Nel quadrante nord-orientale di Milano, nel cuore del quartiere Bicocca, sta sorgendo un edificio che i residenti della zona non si aspettavano nella forma attuale. Si tratta della “Mia Tower”, una struttura alta 60 metri e sviluppata su 18 piani con una caratteristica pianta a forma di losanga, il cui completamento è previsto entro il 2028. Il progetto sorge all’interno dell’area dell’ex Manifattura Tabacchi, tra viale Fulvio Testi e via Esperia.
Un progetto cambiato nel tempo
Secondo quanto raccolto dai residenti riuniti in un comitato, il piano attuativo originariamente approvato dal Comune nel 2007 prevedeva per quell’area un edificio “molto meno impattante” rispetto a quello attualmente in costruzione. A preoccupare chi vive nei palazzi circostanti sono soprattutto l’altezza della torre, nettamente superiore a quella degli edifici vicini, e le possibili conseguenze sulla luminosità e sull’areazione delle abitazioni limitrofe.
Il 30 giugno si è tenuta un’assemblea pubblica nel cortile di uno stabile di viale Suzzani, alla quale hanno partecipato circa ottanta persone nonostante il caldo. Dall’incontro è nato il comitato “Mia Tower o nostro quartiere?”, che si propone di continuare a mobilitarsi sul tema. All’assemblea sono intervenuti come consulenti esterni l’avvocata Veronica Dini e l’architetto Patricio Enriquez, chiamati dal comitato a illustrare le criticità del progetto sotto il profilo amministrativo e urbanistico.
Il nodo della trasparenza
Secondo l’architetto Enriquez, il caso della Bicocca riflette una prassi più generale adottata dal Comune di Milano dagli anni Duemila a oggi: la predisposizione di piani attuativi con disegni “molto indicativi e per nulla prescrittivi”. Questo, secondo l’architetto, permette che nella fase attuativa il progetto venga modificato fino a discostarsi in modo sostanziale da quanto originariamente discusso e approvato, riducendo di fatto il diritto di opposizione e osservazione da parte dei cittadini.
Anche la Soprintendenza, che nel 2007 aveva già espresso un parere con prescrizioni puntuali sul complesso dell’ex Manifattura Tabacchi — dichiarato bene di interesse storico-artistico nel 2004 — è tornata sulla vicenda nel 2025, chiedendo chiarimenti sulle modifiche introdotte rispetto al progetto originario.
Le possibilità residue per i cittadini
Sul piano legale, gli spazi di intervento per i residenti risultano oggi limitati. Il termine di sessanta giorni per presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro gli atti che hanno autorizzato il progetto attuale è infatti già decorso. Secondo l’avvocata Dini, l’unica possibilità ancora percorribile per i cittadini potrebbe essere la valutazione di un eventuale esposto alla Procura, per verificare se vi sia stata un’elusione dei principi di controllo, trasparenza e partecipazione previsti per modifiche di questa portata.
La domanda per il futuro sindaco
Il caso della Bicocca pone una domanda che riguarda l’intero modello di trasformazione urbana di Milano: come garantire ai cittadini un reale diritto di partecipazione e osservazione quando i grandi progetti di rigenerazione urbana vengono modificati, anche in modo sostanziale, rispetto ai piani originariamente discussi e approvati. Al momento nessuno dei possibili candidati o aspiranti sindaci, né di centrodestra né di centrosinistra, si è espresso pubblicamente sul caso della Mia Tower o, più in generale, sulla necessità di rendere più vincolanti e trasparenti i piani attuativi urbanistici della città.
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FONTI: altreconomia.it, MilanoToday


