Con un rogito firmato lunedì, si chiude un’operazione di riacquisizione che riporta al patrimonio comunale beni ceduti quasi vent’anni fa ai fondi immobiliari di BNP Paribas. Tra gli immobili, anche stabili di edilizia popolare con decine di alloggi liberi.
Con il rogito firmato lunedì dalla Direzione Demanio e Patrimonio del Comune di Milano, sono tornati nella disponibilità pubblica trenta beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010 dall’amministrazione guidata dall’allora sindaca Letizia Moratti ai fondi immobiliari gestiti da BNP Paribas.
Cosa rientra nel patrimonio pubblico
Tra gli immobili che tornano al Comune figurano due edifici storici — l’ex Municipio di Crescenzago e una palazzina d’inizio Novecento ad Affori — entrambi già sedi dell’ANPI e di altre associazioni. Rientrano inoltre alcuni stabili di edilizia popolare con decine di appartamenti attualmente liberi, spazi destinati a servizi e circa 40 ettari di terreni agricoli.
Il commento dell’assessore
L’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa, Emmanuel Conte, ha commentato l’operazione sottolineando che con questa riacquisizione si chiude “definitivamente una stagione iniziata quasi vent’anni fa”, nella quale il patrimonio pubblico veniva gestito prevalentemente attraverso strumenti finanziari pensati per la dismissione.
Un dossier di lungo corso
Le vendite immobiliari degli anni 2007-2010, realizzate attraverso cartolarizzazioni e fondi immobiliari, sono state per anni oggetto di dibattito politico e amministrativo a Milano, con diverse giunte che negli anni successivi hanno cercato di rinegoziare o recuperare parte del patrimonio ceduto. L’operazione conclusa in questi giorni rappresenta uno degli ultimi tasselli di quel percorso.
La domanda per il futuro sindaco
Il rientro di decine di alloggi popolari e di ampie superfici agricole nella disponibilità del Comune apre interrogativi concreti per la prossima amministrazione: come e quando destinare gli appartamenti liberi a nuove assegnazioni, in una città dove secondo i dati più recenti migliaia di famiglie restano in lista d’attesa per una casa popolare; e quale uso immaginare per i terreni agricoli recuperati, tra agricoltura urbana, edilizia sociale o altre destinazioni. Nessuno dei possibili candidati sindaco, né di centrodestra né di centrosinistra, si è finora espresso pubblicamente su questa specifica operazione, ma il tema si inserisce nel più ampio dibattito sulla casa che accompagna la campagna elettorale milanese.
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FONTI: Comune di Milano


