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Sicurezza

Chi c’è dietro le proteste di Milano. E i falsi allarmi che girano sui social

Mani di un ragazzo con uno smartphone e una chat aperta, sullo sfondo il Duomo di Milano illuminato

Immagine generata con intelligenza artificiale

Dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre in centro, si continua a chiedere chi abbia organizzato le proteste e chi siano i ragazzi scesi in piazza. La risposta non è semplice: non c’è un’unica regia, ma una rete di gruppi nati sui social, con richieste e posizioni diverse. Intanto nelle chat circolano messaggi allarmistici difficili da verificare. Abbiamo messo in fila cosa si sa, cosa non si sa e come orientarsi.

Non c’è un solo organizzatore

Le proteste di ottobre non hanno un unico promotore. Secondo una ricostruzione de Il Post, gli inviti a scendere in piazza sono stati diffusi da più gruppi, quasi tutti nati di recente e attivi su Telegram, TikTok e Instagram, senza leader riconoscibili né una linea politica precisa.

I gruppi principali

– Italia in piazza. Ha aperto il profilo Instagram il 4 ottobre per convocare il corteo del 17 contro il carovita. Il suo canale Telegram conta oltre 4.300 iscritti. Le richieste sono generiche: salari più alti, lavoro sicuro, prezzi più bassi, sanità e scuola migliori. Nelle sue chat il gruppo ha preso le distanze dalle violenze, anche se alcuni iscritti le hanno difese. Ha detto che non parteciperà alle iniziative di sabato 24 e punta sullo sciopero generale del 30 ottobre. Sui gruppi nati dopo il 17 ottobre ha scritto: “Non siamo noi”.
– Movimento 17 ottobre. È nato dopo il primo corteo e annuncia una “mobilitazione permanente ogni sabato” fino alla caduta del governo. Ha oltre 3.500 iscritti su Telegram e oltre 7mila follower su Instagram. Secondo Il Post è più vicino ai collettivi antagonisti. Chi gestisce i suoi canali non è identificato.
– Rinascenza. È nata nel 2020 e mescola posizioni di destra e di sinistra con temi complottisti e spirituali.
– Fronte Rivoluzionario Italiano. È attivo soprattutto a Roma, su Telegram. Se la prende con le banche, ne ha chiesto il boicottaggio e invita a usare i contanti.

Chi sono i ragazzi in piazza

Secondo le ricostruzioni di Il Post, Internazionale e Il Giorno, molti dei ragazzi che hanno rotto vetrine e saccheggiato negozi non avevano legami con questi gruppi. Erano quasi tutti molto giovani, spesso minorenni. Arrivavano dalle periferie di Milano, dai comuni vicini e anche da città più lontane come Como o Alessandria. Si organizzavano su TikTok e nelle chat di scuola e di quartiere, e si muovevano in piccoli gruppi tra le vie del centro.

Secondo Internazionale, gli scontri non sono stati guidati da chi aveva convocato il corteo: i giovanissimi si sono uniti una volta iniziate le tensioni. Tra il 17 e il 18 ottobre i fermi sono stati 271, in gran parte di minorenni. Per 34 persone è stato chiesto l’arresto, e 11 maggiorenni sono in custodia cautelare. Le loro posizioni sono al vaglio della magistratura: fino a una sentenza definitiva, ciascuno è innocente.

C’è una regia esterna?

Su questo il governo ha dato due letture diverse. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di una “guerra ibrida” condotta attraverso i social. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dopo la riunione in Prefettura a Milano, ha detto invece che non ci sono prove di una regia esterna dietro gli scontri.

I falsi allarmi nelle chat

Mentre la città si prepara al fine settimana, nelle chat di studenti e genitori girano molti messaggi allarmistici. Adnkronos ne ha raccolti alcuni e li definisce “allarmi fake”:

– messaggi sui “maranza”: gruppi di ragazzi che vorrebbero aggredire studenti e ragazze nelle zone “ricche” della città;
– video falsi di università private prese d’assalto;
– inviti a “ronde” contro gli stranieri, cioè gruppi di cittadini che vorrebbero pattugliare le strade da soli;
– volantini con nuovi appuntamenti, come “Il 17 era un assaggio, il 24 ci sentirete fino al Sud”. Anche per lunedì 19 erano circolati inviti a scendere in piazza, ma quel giorno non è successo nulla.

Distinguere un allarme vero da uno falso non è facile. Ci sono però alcune regole semplici:

– diffidare dei messaggi senza fonte, inoltrati “da un amico di un amico”;
– controllare se la notizia è ripresa da Questura, Prefettura, Comune o dalle testate giornalistiche;
– non inoltrare video senza sapere dove e quando sono stati girati.

Inoltrare un falso allarme può creare panico. E le “ronde” di cittadini non sono un modo legale di fare sicurezza: il controllo del territorio spetta alle forze dell’ordine.

La domanda per il futuro sindaco

Gli scontri di ottobre hanno mostrato una parte di Milano poco visibile: ragazzi molto giovani, spesso delle periferie e dell’hinterland, che si organizzano sui social e arrivano in centro senza una guida politica. Chi guiderà la città dal 2027 dovrà decidere come raggiungerli prima che arrivino in piazza: con quali servizi nei quartieri, quali rapporti con le scuole e con i comuni vicini, quali spazi e quali opportunità. E dovrà farlo insieme alla risposta immediata delle forze dell’ordine, che spetta allo Stato.

Aggiornamento del 25 ottobre

Sabato 24 ottobre la Procura di Milano ha disposto il fermo di Youssef Siher, 30 anni, ritenuto dagli investigatori l’amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram del Movimento 17 ottobre. Le accuse ipotizzate sono istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.

Sono ipotesi investigative: un giudice dovrà decidere se convalidare il fermo, e fino a una sentenza definitiva vale la presunzione di innocenza. I dettagli sono nel nostro articolo del 25 ottobre: Sabato a Milano: 10mila in corteo, nessun saccheggio. Fermato il presunto ideatore del Movimento 17 ottobre.

Milanocomune segue la campagna per le elezioni comunali 2027. La città comune. L’interesse comune.

Cosa propongono i candidati: confronto dei programmi

FONTI: Il Post, Adnkronos, internazionale.it, Il Giorno, Il Fatto Quotidiano, ANSA