Le giornate del 17 e 18 ottobre, con saccheggi e scontri in centro, sono entrate nella campagna elettorale. Il governo ha risposto con un decreto e 500 militari. Il sindaco uscente ha cambiato toni nel giro di pochi giorni. Abbiamo raccolto cosa hanno detto tutti i candidati e i possibili candidati a Palazzo Marino, con le loro parole e le date. In fondo, chi decide cosa quando si parla di ordine pubblico.
Centrodestra
Silvia Sardone (Lega). Il 18 ottobre è andata in ospedale a visitare gli agenti feriti: “Non era una protesta ma una guerriglia urbana che aveva come obiettivo ferire il maggior numero di uomini e donne in divisa”. Nei giorni successivi ha criticato il sindaco Sala, che secondo lei “non si è neanche visto” con agenti e commercianti, e la scelta del Comune di non dare il taser alla polizia locale. Ha parlato anche di “periferie diventate veri e propri ghetti”.
Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia). Il 18 ottobre ha detto che quando il centrodestra governerà la città “non permetterà più la presenza di questi delinquenti”. Come sottosegretario alla Difesa ha sostenuto l’invio dei 500 militari, che faranno “pattugliamenti dinamici a fianco delle forze dell’ordine nelle aree più sensibili”. Dopo il corteo pacifico di sabato 24 ha commentato: “Lo Stato c’è”.
Maurizio Lupi (Noi Moderati). Il 22 ottobre ha detto che “picchiare la polizia, devastare, saccheggiare i negozi” non può essere giustificato. Secondo Lupi, però, il disagio giovanile esiste e richiede risposte “che le amministrazioni pubbliche e lo Stato devono dare”.
Centrosinistra
Pierfrancesco Majorino. Il 18 ottobre ha accusato la destra di usare “le gravi violenze di alcuni per criminalizzare chi lotta contro il carovita e per il diritto allo studio, alla casa, al futuro”. Il 22 ottobre, annunciando la candidatura, ha chiesto “nessun cedimento e nessuna ambiguità” contro la violenza e ha proposto “un progetto progressista sulla sicurezza”, tra controllo, prevenzione e coesione sociale. Ha criticato l’invio dei militari: secondo lui i 500 agenti di polizia promessi a Milano non sono mai arrivati. Del corteo di sabato 24 ha detto: “Una piazza assolutamente pacifica e determinata”.
Mario Calabresi. In un’intervista a Repubblica del 19 ottobre: “La guerriglia non può avere mai giustificazioni”. Ha aggiunto che le violenze “non hanno a che vedere con le richieste e le proteste pacifiche e legittime di molte ragazze e ragazzi” e che “criminalizzare le proteste mettendole nello stesso calderone delle violenze è un tragico errore”. Al governo chiede di “riconoscere il malessere e offrire delle soluzioni”.
Anna Scavuzzo. La vicesindaca, il 21 ottobre al presidio della Cgil contro la violenza: “Avrei preferito che l’impegno fosse per 500 poliziotti o carabinieri”.
Lorenzo Pacini. Il 18 ottobre ha parlato di “manganellate e una repressione ingiustificata da parte della polizia” e ha detto che “è molto importante continuare a resistere e lottare”. Le sue parole sono state criticate dal vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Il 21 ottobre, con Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta, ha firmato una posizione comune: “Dobbiamo trovare la forza di parlare con i giovani e contrastare i disegni della destra”.
Civici e candidati fuori dalle coalizioni
Carmelo Burgio (Futuro Nazionale). Il 19 ottobre ha chiesto al governo di “restituire poteri” alle forze dell’ordine. Ha proposto di sospendere sussidi e contributi a chi partecipa agli scontri e di revocare permessi di soggiorno e cittadinanza dove la legge lo consente. In un’intervista del 23 ottobre ha detto che chi organizza manifestazioni che finiscono in devastazione “andrebbe perseguito penalmente”. Sui militari: “Il problema non è mandarne cinquecento o mille. Il problema è con quale filosofia di impiego li vuoi utilizzare”.
Massimiliano Lisa (Milano Libera). Il 18 ottobre, sui suoi canali: “Una vetrina spaccata non abbassa un affitto. Un agente aggredito non aumenta uno stipendio”. Milano Libera “condanna ogni violenza contro persone e cose. Senza eccezioni”, ma secondo Lisa “chi governa ha un dovere in più: ascoltare il disagio prima che esploda”. In un post successivo propone “agenti a piedi ed educatori nei quartieri”.
Alessio Arusa (Italexit). Il 21 ottobre ha firmato una richiesta, inviata anche alla nostra redazione, al ministro dell’Interno e al prefetto di Milano. Chiede di ricostruire come sono stati prevenuti e gestiti i disordini e di valutare se ci siano i presupposti per sciogliere il Consiglio comunale e nominare un commissario. Su questa richiesta non risulta finora nessuna risposta delle autorità.
Antonino La Lumia. Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, che ha fondato l’associazione civica Dialoga, il 21 ottobre è intervenuto a nome dell’Ordine: “Il rispetto delle regole costituisce, nella nostra società, il presupposto della libertà di tutti”.
Chi non si è espresso
Non abbiamo trovato dichiarazioni pubbliche sugli scontri di Andrea Caputo (Italia Sovrana), Gabriele Abbiati (Patto per il Nord), Antonio Civita e Pietro Tatarella (lista civica Tu) ed Emmanuel Conte. Se arriveranno, aggiorneremo l’articolo.
Il sindaco uscente
Anche Giuseppe Sala, che non si ricandida, ha cambiato toni. Il 18 ottobre ha criticato il governo per i “pochi agenti” in piazza. Il 20 ottobre ha detto che la risposta “non può essere solo un problema di repressione”. Il 21, dopo la riunione in Prefettura con il ministro Piantedosi: “La priorità è la repressione di questi fenomeni, bene l’arrivo dei soldati”.
Chi decide cosa sull’ordine pubblico
Quando si parla di piazze e scontri è utile sapere chi ha la responsabilità di cosa:
– ordine pubblico: spetta allo Stato. Decidono il ministro dell’Interno, il prefetto e il questore, che guida polizia e carabinieri in piazza;
– sindaco: partecipa al comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, guida la polizia locale e può firmare ordinanze, per esempio sugli orari o sulla vendita di alcolici. Non comanda polizia e carabinieri;
– scioglimento di un Consiglio comunale: per gravi motivi di ordine pubblico lo decide il Presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’Interno. È una misura eccezionale, prevista dall’articolo 141 del Testo unico degli enti locali.
La situazione aggiornata di tutti i candidati è nella pagina Candidati sindaco Milano 2027 (Candidati sindaco Milano 2027)
Milanocomune segue la campagna per le elezioni comunali 2027. La città comune. L’interesse comune.
FONTI: ilsussidiario.net, ANSA, napolimagazine.com, milanopost.info, agenziavista.it, nicolaporro.it, Il Giorno, lapresse.it, ANSA, gazzettadimilano.it, mowmag.com, ordineavvocatimilano.it, Il Fatto Quotidiano


