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Ambiente

Milano vuole diventare una città spugna. Ma le nuove piazze sono ancora di cemento.

Depavimentazione urbana a Milano: asfalto sostituito da verde e superfici drenanti, progetto città spugna 2026

Immagine generata con intelligenza artificiale.

AMBIENTE | 24 giugno 2026

Milano, giugno 2026. Entro il 30 giugno — tra sei giorni — devono essere collaudati i 90 cantieri del Progetto Spugna, finanziato con 50 milioni di PNRR. Il Comune ha appena identificato 27 nuove aree da depavimentare. E intanto Urbanfile documenta come molte delle nuove piazze milanesi vengano costruite con più cemento di prima. Milano ha un piano per il clima. Ma lo segue davvero?

Cosa è il Progetto Spugna

Il Progetto Spugna milanese vale circa 50 milioni di euro di fondi PNRR e prevede 90 interventi distribuiti in 32 Comuni dell’area metropolitana, con un calendario di consegna entro il 30 giugno 2026. I numeri: 530.000 metri quadrati di aree riqualificate, circa 30.000 mq di nuove superfici a verde, oltre 2.000 alberi e 32.000 arbusti messi a dimora, più pavimentazioni drenanti, vasche di accumulo e nuovi percorsi pedonali e ciclabili. A inizio 2026 risultavano già conclusi oltre 70 interventi.

L’idea di fondo è quella della “città spugna”: invece di scaricare l’acqua piovana nelle fognature — che in caso di piogge intense si intasano e allagano le strade — la città la assorbe, la trattiene, la infiltra nel suolo. Le ricerche sull’isola di calore mostrano che la temperatura nelle aree centrali di Milano può superare di 3-5 gradi quella delle campagne circostanti, in particolare nelle ore notturne. Le superfici impermeabili rilasciano calore accumulato di giorno e gli edifici climatizzati ne aggiungono altro.

Le 27 nuove aree: la mappa del rischio caldo

Il 12 giugno, durante la Milano Green Week, il Comune ha fatto un annuncio ulteriore: identificate altre 27 nuove aree per futuri interventi di depavimentazione, che si aggiungono ai 27 cantieri attualmente in corso o programmati. Dal 2022 ad oggi la strategia del “depaving” ha consentito di de-impermeabilizzare oltre 50.000 mq, di cui oltre 20.000 mq di nuovo verde e oltre 30.000 mq di pavimentazioni drenanti.

Le 27 nuove aree sono state selezionate su base scientifica attraverso la “mappa del rischio caldo”, che incrocia le temperature superficiali rilevate da satellite con gli indicatori di vulnerabilità sociodemografica della popolazione. Tra le zone segnalate: porzioni di via Giovanni Verga, via Beroldo, via Lambrate, via Imbonati-Bovio, via Scrosati, piazza Nigra, largo Gelsomini, piazzale del Cimitero Monumentale, piazza Caduti del Lavoro. Priorità ai luoghi vicini a scuole e strutture sociosanitarie, per proteggere bambini, anziani e soggetti fragili.

La contraddizione documentata

C’è però un’altra Milano, quella raccontata da Urbanfile in un’analisi pubblicata ad aprile 2026: il Comune annuncia interventi di depavimentazione per contrastare le isole di calore, ma dall’altro lato sembra procedere nella direzione opposta, come se esistessero due linee di pensiero ben distinte. La prima tenta di creare aiuole dove possibile; la seconda — e purtroppo molto più spesso — privilegia cemento e asfalto, riducendo il verde al minimo indispensabile. Il risultato: piante confinate in piccoli fori nella pavimentazione in cemento, con una drastica riduzione del terreno permeabile e delle superfici a prato.

La spiegazione, secondo gli osservatori più critici, è semplice: il verde costa in manutenzione, e quando si deve scegliere tra una piazza con più prato e una con più cemento, vince spesso il cemento. È una contraddizione che il Piano del Verde e del Paesaggio — il documento quadro atteso per giugno 2026 — dovrà affrontare esplicitamente.

La domanda per il futuro sindaco

Il prossimo sindaco erediterà il Progetto Spugna quasi completato, finanziato con soldi europei che non si ripeteranno. Erediterà anche 27 nuove aree candidate alla depavimentazione — ma senza un piano di finanziamento definito: sono candidature, non cantieri. E soprattutto erediterà la contraddizione tra un’amministrazione che dichiara di voler fare di Milano una città più verde e fresca, e una macchina operativa che tende a scegliere il cemento quando si tratta di nuove piazze. La domanda è semplice: la strategia climatica di Milano è una scelta strutturale o una collezione di buone intenzioni finanziate da fondi europei a scadenza?

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Cosa propongono i candidati: confronto dei programmi

FONTI: Comune di Milano, curiosandosimpara.com, blog.urbanfile.org