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Ambiente

Data center, sabato la protesta arriva in piazza della Scala. I comitati chiedono di fermare le nuove autorizzazioni

data center alla periferia di milano con impianti di raffreddamento sul tetto e palazzi residenziali sullo sfondo

Immagine generata con intelligenza artificiale

Sabato scorso a Rho in centinaia hanno sfilato contro i nuovi data center. Sabato 10 ottobre la protesta si sposta nel centro di Milano, in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino. Al centro c’è una domanda che riguarda tutta l’area metropolitana: quanti impianti può ospitare il territorio, e chi decide?

Cosa sono e perché se ne parla

I data center sono grandi edifici pieni di server: conservano ed elaborano i dati che servono al cloud, ai servizi online e all’intelligenza artificiale. Hanno bisogno di molta energia e di sistemi di raffreddamento.

La Lombardia è il principale polo italiano. Nel 2024 ospitava 67 delle 168 strutture operative nel Paese e raccoglieva circa il 63% delle richieste per nuovi insediamenti. Molti dei nuovi progetti si concentrano nei comuni intorno a Milano.

L’appuntamento di sabato

La manifestazione è convocata dalla Rete dei Comitati No Data Center sabato 10 ottobre alle 15, in piazza della Scala.

La richiesta principale è una moratoria, cioè uno stop temporaneo alle nuove autorizzazioni. I comitati chiedono inoltre agli enti pubblici di usare tutti i poteri che già hanno, con valutazioni ambientali, urbanistiche e territoriali rigorose. Per gli impianti già autorizzati ma non ancora attivi chiedono di riaprire l’istruttoria, se non è stato valutato l’effetto sul microclima e l’impatto sommato a quello degli impianti esistenti.

Il corteo di Rho

La protesta di sabato segue quella del 3 ottobre a Rho, dove centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città. Secondo alcune stime erano più di 600. Il corteo era organizzato dal centro sociale Sos Fornace, con l’adesione di diversi comitati di Milano e provincia.

Nella sola Rho i data center in progetto sono tre, e uno potrà arrivare a 25.000 metri quadrati. Contando l’intera area a nord-ovest di Milano, gli attivisti indicano otto progetti in fase di autorizzazione.

Un comitato di residenti di Rho ha raccolto 400 firme in pochi giorni. I portavoce precisano di non essere contrari a priori alla tecnologia, ma di voler capire quale impatto avranno gli impianti sulla qualità della vita di chi abita vicino.

Una rete che si allarga

A settembre ventidue tra comitati, movimenti e osservatori del Milanese e del Pavese si sono riuniti in una rete comune. A Peschiera Borromeo, dove Microsoft sta costruendo un data center nell’ex area Postalmarket, una petizione contraria ha superato le quattromila firme.

La richiesta che unisce i comitati è valutare gli effetti dei diversi impianti tutti insieme, invece che un progetto alla volta. Chi sostiene i nuovi insediamenti ricorda invece che servono più capacità di calcolo per la transizione digitale e l’intelligenza artificiale.

La domanda per il futuro sindaco

I data center sorgono soprattutto nei comuni dell’hinterland, ma la protesta arriva davanti a Palazzo Marino, e il sindaco di Milano guida anche la Città metropolitana. Come si bilanciano lo sviluppo digitale, il consumo di suolo e di energia e la qualità della vita di chi abita vicino agli impianti?

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FONTI: Il Giorno, Il Giorno, Il Giorno, lespresso.it, fanpage.it, malpensa24.it, milano.notizie.it