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Urbanistica

Nuovo stadio di San Siro, si chiamerà Generali Stadium: il progetto, i numeri, i tempi e cosa cambia per il quartiere

Rendering del Generali Stadium, il nuovo stadio di San Siro di Inter e Milan, visto dall'alto con lo skyline di Milano

Il rendering del nuovo stadio presentato da Inter e Milan. Progetto Foster + Partners e MANICA

Inter e Milan hanno presentato giovedì 29 ottobre, al Castello Sforzesco, il progetto del nuovo stadio che prenderà il posto del Meazza. Si chiamerà Generali Stadium, avrà 71.500 posti e dovrebbe aprire nella stagione 2031/32. Intorno nascerà un nuovo pezzo di città, con uffici, hotel, negozi e spazi verdi. Ecco cosa sappiamo: il progetto, i numeri, i tempi, le tappe che mancano e le reazioni.

Il nome: Generali Stadium

Inter e Milan hanno firmato con Generali un accordo per i diritti sul nome dello stadio, i cosiddetti «naming rights». L’annuncio è arrivato nel pomeriggio, durante un incontro con la stampa al Castello Sforzesco. La durata e il valore dell’accordo non sono stati comunicati. Nel comunicato ufficiale, i club lo definiscono «uno dei più grandi accordi di naming rights per stadi nello sport mondiale». Secondo Sportmediaset, i ricavi stimati nel lungo periodo sono di circa 650 milioni di euro. Generali sarà anche «Official Insurance Partner» di entrambi i club.

Nelle partite delle coppe europee lo stadio cambierà nome: le regole della UEFA non permettono di usare il nome di uno sponsor, e l’impianto si chiamerà «Milano Stadium».

Chi l’ha presentato

La presentazione si è svolta la sera di giovedì nel Cortile delle Armi del Castello, in un evento non aperto al pubblico. Secondo Milano Finanza erano presenti, per l’Inter, il presidente Giuseppe Marotta e i manager del fondo Oaktree Katherine Ralph e Alejandro Cano, e per il Milan il presidente Paolo Scaroni, in rappresentanza della proprietà RedBird. C’erano anche i due progettisti: Norman Foster, dello studio Foster + Partners, e David Manica, dello studio MANICA.

Come sarà lo stadio

Lo stadio sarà ovale, non rettangolare come il Meazza. L’elemento principale, secondo il comunicato dei club, è una «struttura a X in cemento»: parte dai colonnati alla base, attraversa la facciata e arriva fino alla copertura, che la sostiene. I club dicono che il suo ritmo richiama la tradizione ingegneristica italiana e il Duomo di Milano. Gli ingressi avranno una «forma a diamante» e porteranno a percorsi panoramici con vista sulla città. Il tetto sarà una «copertura a doppia curvatura», più alta sulle curve. Sulla facciata comparirà la scritta «Generali Stadium», con lo stesso carattere del logo della compagnia, secondo l’agenzia Radiocor del Sole 24 Ore.

All’interno, luci led permetteranno di cambiare i colori a seconda della squadra che gioca in casa. Le tribune avranno un’inclinazione di 37 gradi, con un effetto paragonato al «muro giallo» dello stadio di Dortmund. Le tribune saranno disposte su due anelli, contro i tre del Meazza, e circonderanno il campo a 360 gradi.

Lo stadio sarà rialzato su una grande piattaforma. Secondo MilanoToday e Il Giorno, il tetto avrà 27.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, pensati per rendere l’impianto autonomo dal punto di vista energetico, e il rumore uscirà solo verso l’alto. I club indicano anche la ventilazione naturale tra le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale.

I posti saranno 71.500, di cui oltre 13.000 «premium», cioè dedicati all’ospitalità e alle aziende. Oggi il Meazza ne ha circa 75.000.

Dove sorgerà

Il nuovo stadio non sorgerà al posto del Meazza, ma accanto, più a ovest, a ridosso di via Federico Tesio. Lo indicano i documenti della Valutazione ambientale strategica (VAS), il procedimento che valuta l’impatto ambientale del progetto, descritti da MilanoToday. Per aprire il cantiere sarà spostato e ricostruito il tunnel Patroclo, che servirà anche per entrare nei parcheggi sotterranei.

Cosa resta del Meazza e cosa nasce intorno

Secondo i club, lo stadio è al centro di un progetto di rigenerazione urbana di 281.000 metri quadrati. Il Meazza sarà demolito solo dopo l’apertura del nuovo stadio. Ne resterà una parte, circa un quarto della superficie a terra, verso piazza Axum e l’ex ippodromo del Trotto. Avrà una forma a «L» e sarà usata per nuove funzioni.

Al posto del vecchio stadio è previsto un quartiere di uffici, hotel e negozi: nove edifici principali, alti tra 5 e 17 piani, più quattro edifici più bassi. Non sono previste abitazioni. I documenti della VAS indicano circa 140.000 metri quadrati di piazze e percorsi, con 67.000 metri quadrati di verde e oltre 80.000 metri quadrati che passeranno gratis al Comune. Si tratta di simulazioni, non ancora del progetto definitivo di quest’area.

Quanto costa

L’investimento complessivo di Inter e Milan, tra stadio e trasformazione dell’area, è di circa 2,3 miliardi di euro. I due club hanno comprato il Meazza e le aree intorno dal Comune per 197 milioni di euro, con l’atto firmato il 5 novembre 2025.

I tempi

Nel comunicato di giovedì sera i club indicano l’obiettivo di «avviare i lavori nel 2028» e di giocare la prima partita nella stagione 2031/32, «subordinatamente alle necessarie autorizzazioni». Finora come partenza dei lavori era indicata la seconda metà del 2027. Fino ad allora Inter e Milan continueranno a giocare al Meazza.

L’obiettivo è ospitare le partite degli Europei del 2032, organizzati da Italia e Turchia. Secondo MilanoToday, la Federcalcio ha candidato 14 stadi in 13 città, tra cui il nuovo stadio di Milano, ma gli impianti scelti saranno cinque. Il 9 ottobre il sindaco Giuseppe Sala aveva detto: «Non possiamo perdere l’occasione di Euro 2032, sarebbe una cosa disastrosa per l’immagine della città».

I 40 milioni per il quartiere

Quando il Consiglio comunale ha approvato la vendita, tra le condizioni c’era un intervento a favore del quartiere di case popolari di piazzale Selinunte: 40 milioni di euro in «extra oneri» a carico dei club. Secondo il rapporto ambientale della VAS, riportato da MilanoToday, quei soldi sono stati «assorbiti dalle opere infrastrutturali», che costano più del previsto, e dalla sistemazione a verde delle aree da cedere al Comune.

Marco Bestetti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Municipio 7, ha chiesto che «la giunta e il Municipio 7 facciano urgente chiarezza». Enrico Fedrighini, consigliere comunale del gruppo misto, ha detto che «l’interesse pubblico rimane totalmente assente».

Le tappe che mancano

La VAS è ancora in corso. Le osservazioni si possono presentare fino al 1° novembre.

Sul piano giudiziario, il 6 ottobre il Tar della Lombardia ha respinto tutti i ricorsi contro la vendita (ne abbiamo scritto qui). I comitati hanno presentato appello al Consiglio di Stato, che ha fissato l’udienza al 4 maggio 2027. Sulla vendita la Procura di Milano ha aperto un’indagine per turbativa d’asta: è un’ipotesi investigativa e l’esito è tutto da scrivere.

Le reazioni

Nel pomeriggio alcuni tifosi della Curva Nord dell’Inter hanno protestato fuori dal Castello con uno striscione: «Giù le mani dal nostro stadio. Luci a San Siro non le spegnerete mai».

Diversi consiglieri comunali hanno criticato la scelta di presentare il progetto prima della fine della VAS. Secondo MilanoToday, Alessandro Giungi (Pd) ed Enrico Fedrighini hanno espresso «sconcerto». Secondo Il Giorno, Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione e possibile candidato alle primarie del centrosinistra, ha definito preoccupante la presentazione del rendering prima della conclusione delle procedure ambientali e sanitarie.

Mercoledì 28 ottobre, in un confronto pubblico a Mare Culturale Urbano, quattro possibili candidati alle primarie del centrosinistra, Pierfrancesco Majorino, Carlotta Cossutta, Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis, si sono detti contrari a mostrare il rendering prima della fine della VAS. Tutti e quattro si sono impegnati, se eletti, a chiedere una valutazione sanitaria fatta da soggetti terzi e vincolante sul progetto definitivo, come già chiesto dai Municipi 7 e 8.

La domanda per il futuro sindaco

Il nuovo stadio sarà costruito dai club, ma molte scelte resteranno al Comune: i tempi dei permessi, la viabilità e i trasporti nei giorni di partita, il cantiere accanto alle case, il futuro di ciò che resta del Meazza e gli spazi verdi da ricevere. Chi guiderà la città dovrà decidere come seguire un cantiere che durerà fino ai primi anni Trenta, e cosa chiedere ai club per il quartiere che vive intorno allo stadio.

Aggiornamento del 30 ottobre

Il plastico si può vedere. Secondo Il Giorno, il plastico del nuovo stadio resta esposto fino a domenica 1° novembre nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco, visibile a tutti.

Altri dettagli del progetto. Secondo Il Giorno, lo stadio sorgerà dove oggi ci sono il parcheggio di San Siro e il Parco dei Capitani. Le curve saranno alte 60 metri nel punto più alto. Lo stadio misurerà 270 metri da una curva all’altra e 244 metri tra le due tribune. Sotto la piattaforma ci saranno parcheggi, negozi e il museo di Milan e Inter. In cima alla copertura ci saranno quattro maxischermi. La facciata è fatta di X in cemento armato prefabbricato. I triangoli in alto potranno illuminarsi con i colori della squadra in campo.

Su due numeri le fonti non coincidono. Secondo Il Giorno e Il Giornale i posti premium sono 11.000, mentre i documenti della VAS ne indicavano oltre 13.000. Secondo Il Giornale e Artribune del Meazza sarà demolito oltre il 90%, mentre i documenti della VAS indicano che resterà circa un quarto della superficie a terra. Sono due misure diverse: la prima riguarda la struttura, la seconda l’area occupata.

I progettisti. Norman Foster ha descritto lo stadio come una struttura «inarcata verso il passato e inclinata verso il futuro». David Manica ha detto che «San Siro è un sentimento più che un edificio».

Chi c’era. Secondo Il Giorno erano presenti, tra gli altri, il sindaco Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli, la vicesindaca Anna Scavuzzo, l’assessora allo Sport Martina Riva e Giovanni Malagò. Nessuno di loro ha rilasciato dichiarazioni riportate dai giornali.

Le reazioni. Secondo Il Giorno, Pierfrancesco Majorino (Pd) ha definito la presentazione «davvero preoccupante» prima della conclusione delle procedure ambientali e sanitarie. Ha anche detto che i club mostrano «in modo arrogante di non voler considerare gli effetti» sulla città. Tommaso Goisis ha detto che, da sindaco, chiederebbe all’avvocatura del Comune un’analisi, entro un mese, su come fermare la demolizione o ottenere il massimo interesse pubblico. Il consigliere Enrico Fedrighini ha rifiutato l’invito alla serata: ha definito «grave» presentare un progetto ancora in fase di valutazione ambientale.

Secondo Il Giornale, i comitati definiscono la demolizione del Meazza «una vera e propria bomba ecologica a cielo aperto», per il rischio di polveri e fibre di amianto. Il quotidiano riporta inoltre che, secondo la VAS, la demolizione produrrà 225.000 tonnellate di detriti in cemento armato. Il Comitato Piazza d’Armi ricorda che il sindaco può chiedere ai club una Valutazione di impatto sanitario.

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FONTI: inter.it, sportmediaset.mediaset.it, MilanoToday, Il Giorno, milanofinanza.it, borsaitaliana.it, fcinternews.it, MilanoToday, MilanoToday, MilanoToday, Il Fatto Quotidiano, calcioefinanza.it, ANSA, Affaritaliani, MilanoToday, Il Giorno, Il Giorno, il Giornale, il Giornale, artribune.com

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