Lo spazio di circa 1.000 metri quadrati in Galleria Vittorio Emanuele II, occupato dalla libreria Feltrinelli dal 2006, è stato assegnato a Mondadori. Il Comune, proprietario dei locali, l’ha messo all’asta: Mondadori ha offerto 530.000 euro l’anno per 18 anni. Feltrinelli ha partecipato alla gara, ma ha già fatto ricorso al Tar contro il bando. L’ultima parola spetta ai giudici amministrativi.
Lo spazio e il bando
Il locale si trova soprattutto al piano interrato della Galleria, nell’ex negozio Ricordi. È di proprietà del Comune di Milano, come tutta la Galleria.
Il bando è stato aperto a luglio e prevedeva due fasi: prima la valutazione delle offerte tecniche, poi un’asta pubblica. La concessione dura 18 anni e ha un vincolo: per tutto il periodo lo spazio deve restare destinato alla vendita di libri e prodotti musicali. L’assessore al Bilancio e al Demanio Emmanuel Conte ha spiegato il vincolo, secondo ilLibraio, così: «Per custodire l’identità culturale della Galleria».
La base d’asta era di 434.000 euro l’anno. È un canone agevolato, che il Comune riserva alle librerie della Galleria: 523 euro al metro quadro, con uno sconto del 20% e valori fermi al 2012. Secondo i quotidiani è circa un sesto del canone di partenza degli altri spazi commerciali della Galleria.
Com’è andata l’asta
Le offerte di partenza erano di 434.100 euro per Feltrinelli e di 440.000 per Mondadori. Poi ci sono stati undici rilanci, cinque di Feltrinelli e sei di Mondadori. Mondadori si è aggiudicata lo spazio con 530.000 euro l’anno, circa 96.000 in più della base. In 18 anni fanno oltre 9,5 milioni di euro per il Comune.
Nella stessa asta è stato assegnato anche un locale di circa 100 metri quadrati al piano ammezzato: l’ha vinto Prada, con 135.000 euro l’anno contro una base di 128.000.
Il ricorso di Feltrinelli
Feltrinelli ha fatto ricorso al Tar contro l’apertura stessa del bando. A fine asta ha fatto mettere a verbale che la partecipazione e i rilanci «non costituiscono acquiescenza né rinuncia ad alcune delle azioni proposte». In pratica: ha partecipato, ma la causa contro la gara va avanti.
C’è poi una seconda causa, davanti al Tribunale civile, sull’indennità di occupazione: la somma che il Comune chiede a Feltrinelli per gli anni in cui è rimasta nei locali senza contratto. Le date delle udienze non sono note.
Perché si è arrivati all’asta
Il contratto di Feltrinelli è scaduto nel 2018. L’anno prima la società aveva chiesto il rinnovo automatico, ma il Comune l’aveva negato. Il rinnovo senza gara spetta solo alle «botteghe storiche», un riconoscimento che il Comune dà ai negozi presenti da molti decenni. In Galleria lo hanno ottenuto le librerie Bocca, presente dal 1936, e Rizzoli, dal 1949. Feltrinelli non ce l’ha.
Nel 2018 il Comune aveva già messo lo spazio a gara due volte, con una base d’asta di quasi un milione di euro, senza assegnarlo. In quell’occasione l’offerta di Feltrinelli, 400.000 euro, non era stata accettata.
Le concessioni della Galleria sono al centro anche di un’altra vicenda. Da giugno la Procura indaga su alcune pratiche che non riguardano questa gara, come avevamo raccontato in questo articolo. Le indagini sono nella fase preliminare e nessuna responsabilità è stata accertata.
La domanda per il futuro sindaco
La Galleria è uno dei patrimoni più preziosi del Comune e i suoi negozi portano ogni anno entrate importanti. Chi guiderà Milano dovrà decidere come assegnarli: quanto usare le aste e quanto i rinnovi diretti, e quanto spazio riservare con canoni agevolati a librerie e attività culturali, rinunciando in cambio a una parte degli incassi.
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FONTI: Il Giorno, milanofinanza.it, illibraio.it, il Giornale, Mi-Tomorrow, Affaritaliani, quotidianomilano.com


